Scienze sociali e umanistiche

  • Insicurezza alimentare negli Slums urbani:un caso studio di Dhaka City, Bangladesh 

Poushali Bhattacharjee (Corresponding Author)

Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia
poushalibuet@gmail.com

Maria Sassi

Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia
maria.sassi@unipv.it

In Bangladesh, metà della popolazione non ha accesso a sufficiente cibo per soddisfare i bisogni della dieta. La National Food Policy del Bangladesh ha dichiarato che i nuclei familiari residenti negli slums rientrano tra i gruppi che più faticano a raggiungere la sicurezza alimentare. Questo studio ha il compito di identificare lo stato della sicurezza alimentare dei nuclei familiari residenti negli slums e di esaminare le determinanti dell’insicurezza alimentare e la profondità del gap cibo-calorie tra gli slums colpiti da insicurezza alimentare in Dhaka city, usando 580 nuclei familiari campione estrapolati dal “Urban Informal Settlements Baseline Survey 2016” del World Bank.

Questo studio ha rilevato uno scenario di insicurezza alimentare attraverso la misurazione di diversi indicatori; analizzando la quantità e qualità della dieta e le dimensioni di vulnerabilità economica, usufruendo del Foster, Greer and Thorbecke index. Ha inoltre tentato di riflettere sulle circostanze di sicurezza alimentare nel modo più accurato possibile, usando ogni dato aggiornato riferito al contesto del paese. Per calcolare l’assunzione di calorie di un adulto per ogni nucleo familiare è stata usata l’ultima tavola per il consumo alimentare del Bangladesh, prodotta dal National Food Policy Capacity Strengthening Programme (2013), insieme ai più recenti valori di attività fisica di un adulto maschio medio (2017). I nuclei familiari colpiti da insicurezza alimentare sono stati individuate sulla base della soglia dell’energia necessaria per il Bangladesh (2430 Kcal/AE/Day) stabilita dalla FAO nel 2014. Nel mondo, la maggior parte degli studi sulle determinanti dell’insicurezza alimentare nei nuclei familiari, hanno usato un discrete choice logit model per investigare i fattori che incidono sullo stato di sicurezza alimentare. Alcuni studi hanno usato modelli con variabili dipendenti limitate per analizzare l’intensità del food gap, ma non hanno tenuto in conto le correzioni necessarie per colmare la normalità dell’errore. Questo studio prova a considerare l’errore non normalmente distribuito usando il modello Inverse Hyperbolic Sine transformed Double Hurdle. In questo modello, nonostante lo stesso set di variabili sia stato utilizzato per analizzare lo status e l’intensità dell’insicurezza alimentare negli slums, l’effetto marginale e il livello di significatività delle variabili è risultato differente nei due casi. Alcuni fattori come l’indice di ricchezza, le fonti di acqua potabile, la sicurezza generale, e la migrazione del capo famiglia dall’estero sono stati considerati come fattori rilevanti per determinare l’intensità dell’insicurezza alimentare, ma non significanti per determinare lo status di sicurezza alimentare. Durante il calcolo dell’indice di ricchezza, per aumentare il livello di precisione, è stato usato il modello polychoric al posto del metodo general PCA. Lo studio conferma il ruolo positivo di una donna adulta nel nucleo familiare per il miglioramento dell’assunzione di calorie, così come il fatto che i nuclei familiari con un capo famiglia donna e con una maggiore presenza di donne adulte nel nucleo familiare avevano meno possibilità di soffrire di insicurezza alimentare. Inoltre, una maggiore partecipazione dei membri femminili nel mercato del lavoro ha compromesso il loro ruolo a casa, aggravando il food-calorie gap. Questo ha confermato I risultati della precedente letteratura, ovvero che migliori condizioni socio-economiche migliorano il consumo di calorie. Per migliorare la situazione degli slums, il governo dovrebbe: aumentare la copertura dei programmi di reti di sicurezza, offrire servizi legali per acqua e sanità e introdurre programmi di training specialmente dedicati alle donne.

 

  • Differenze tra contesti rurali e urbani nei risultati dell’alimentazione infantile in Nepal: un’applicazione della Quantile Regression – Counterfactual Decomposition

Gopal Trital (Corresponding Author)

Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia
gopal.trital01@universitadipavia.it

Maria Sassi
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia
maria.sassi@unipv.it

Le differenze tra realtà urbana e rurale nel risultato della nutrizione infantile sono evidenti in molti dei paesi a basso reddito. La minimizzazione del rural-urban gap nell’alimentazione infantile è d’obbligo per assicurare investimenti equi nel primo sviluppo del bambino, specialmente in un paese prevalentemente rurale come il Nepal, dove i bambini che vivono nelle aree rurali sono più deboli di quelli delle aree urbane. In Nepal, la relazione tra popolazione in età lavorativa e le persone anziane è in rapido declino, e questo trend richiede di intervenire sul gap tra rurale e urbano e di aumentare la produttività per le future generazioni. Questo processo richiede di identificare i fattori interessati per la progettazione di interventi mirati nel contesto del piano, tuttora in corso, Multisector Nutrition Plans in Nepal. Tuttavia, gli studi che spiegano le differenze tra rurale e urbano per quanto riguarda l’arresto della crescita infantile sono praticamente inesistenti nel paese, fatta eccezione per lo studio di Srinivasan et al. (2013), che ha considerate principalmente variabili socio-economiche.

Lo studio si concentra sul gap esistente nella letteratura chiedendosi se le differenze tra realtà urbane e rurali riguardanti i bambini sotto i cinque anni si possono spiegare meglio a livello di dotazioni nutritive (effetto covariato) o con i suoi ritorni (effetto coefficiente). Lo studio usa il modello quantitativo già adottato da studi precedenti con un set ampliato di determinanti, inclusi i servizi sanitari presenti nella zona, l’emancipazione femminile, la sicurezza alimentare del nucleo familiare e l’alimentazione della madre, basato sull’UNICEF Conceptual framework (1990).

Questo studio utilizza un metodo basato su una Unconditional Quantile Regression (UQR) recentemente sviluppata per analizzare l’associazione tra le determinanti della malnutrizione infantile e il rapporto altezza-età a livello rurale, urbano e nazionale. Dopodiché, è stata condotta una decomposizione basata sul modello UQR delle differenze tra zone rurali e urbane nei bambini sotto i cinque anni per l’intera distribuzione del rapporto altezza-età. A differenza dei lavori precedenti, questo paper mette in comparazione i risultati ottenuti nel campione dei bambini tra 0 e 59 mesi con quelli dei sotto-campioni dei bambini da 0 a 23 mesi e quelli da 24 a 50 in modo da considerare ogni effetto durante e dopo i 1000 giorni. Ancora più importante, lo studio si basa sul dataset del Demographic and Health Survey 2016 dataset, che ha migliorato la limitata rilevanza degli studi precedenti che si basavano su dataset obsoleti.

I risultati dello studio hanno contribuito a queste conclusioni nella letteratura:

  • Lo studio appoggia l’eterogeneità nell’associazione delle determinanti a livello rurale, urbano e nazionale nell’intera distribuzione dell’arresto della crescita infantile, suggerendo che l’implementazione di politiche a livello nazionale potrebbero non adattarsi in maniera efficace a livello urbano e rurale.
  • Il fatto che la madre possa prendere decisioni, insieme alle sue ownership measures, sono fortemente correlate con una crescita migliore e lineare del bambino, mentre l’educazione della madre è più correlate alla parte finale della distribuzione dei bambini con arresto di crescita.
  • Infine, la decomposizione dei risultati afferma la dominazione dell’effetto covariato e una minima parte di effetto coefficiente nella spiegazione della differenza delle realtà urbane e rurali nell’arresto della crescita dei bambini sotto i 5 anni in Nepal, come già affermato nello studio precedente. La ricchezza del nucleo familiare, l’educazione della madre e i servizi sanitari dedicati al momento pre e post nascita del bambino spiegano gran parte del gap nutrizionale tra aree urbane e rurali. Livelli bassi di effetto coefficiente implicano che gli interventi non necessitano di approcci completamente differenti a livello urbano e rurale, e che i futuri sforzi dovrebbero dare priorità l’espansione di dotazioni alimentari nelle aree rurali nei settori della sanità, acqua e igiene, servizi sanitari materni, educazione e gender awareness.

 

  • Economia sociale in Medio Oriente – caso studio Palestinese

Ayesha Nazir (Corresponding author)
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia

ayeshanazir21@gmail.com

Maria Sassi
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia

maria.sassi@unipv.it

La popolarità crescente delle attività che si occupano di questioni sociali in tutto il mondo è diventato un aspetto chiave per lo sviluppo e per gli ideatori di pratiche sociali. Numerosi scienziati sociali e ideatori di politiche stanno identificando queste attività sociali come una forma legittima di entità economiche, e molti governatori in tutto il mondo stanno introducendo cambiamenti legislativi e interventi con politiche specifiche per riconoscere e supportare queste imprese sociali (Hudson 2009). Tuttavia, la mancanza di una chiara epistemologia su di esse comporta alcune sfide metodologiche (Nicholls 2010). La ricerca spesso usa i dati disponibili che conducono al lavoro empirico basato sugli stessi casi, oppure al lavoro teorico che manca di supporto empirico.

Nel difficile contesto palestinese, le imprese sociali giocano un ruolo importante nel creare opportunità di occupazione, e si occupano di molti problemi sociali, economici e ambientali. Con questa crescente crisi, l’importanza e il bisogno di imprese sociali sono in crescita. Tuttavia, sono disponibili alcuni contorni ampi sull’ecosistema delle imprese sociali palestinesi: le imprese sociali rimangono ad uno stadio iniziale a causa di una mancanza di comprensione comune sulle definizioni, caratteristiche e linee guida, e per l’irreperibilità di strumenti di ricerca e studi empirici.

Per far fronte a questi problemi e colmare le mancanze della letteratura, questo studio si articola in quattro passaggi:

  • Prima di tutto, si focalizza sulla concettualizzazione dell’economia sociale in prospettiva storica e con il movimento moderno dell’emergenza di imprese sociali in tutto il mondo.
  • Il secondo passo dell’analisi è stata l’elaborazione di una definizione di impresa sociale per la Palestina dal punto di vista teorico e legislativo, considerando anche delle discussioni in alcuni focus group con stakeholders locali.
  • Il terzo passo ha consistito nel mappare le imprese sociali. Lo studio adotta un approccio bottom-up e criteria-based per mappare le imprese sociali in Palestina. I dati vengono raccolti da entità come cooperative, organizzazioni no profit, e associazioni, e vengono registrati con la Cooperative Work Agency e diversi ministeri palestinesi tramite in campionamento bottom-up. A quel punto, il database viene aggiustato secondo i criteri di definizione: l’organizzazione deve avere una missione sociale o ambientale, i beneficiari devono essere l’obiettivo principale della missione, e l’organizzazione deve dovrebbe avere un livello di attività commerciali o attività generanti reddito. Dopo aver condotto interviste telefoniche con 851 soggetti, la mappatura di 302 organizzazioni era completa, creando uno dei più grandi dataset per uno studio condotto su di un singolo paese in modo specifico sulle imprese sociali, e anche uno dei primi studi a mappare queste imprese in Palestina. In un ambiente con un contest economico e ambientale difficile come la Palestina, le imprese sociali sono caratterizzate da oscurità e mancanza di una prospettiva strategica per stabilire un modello di business sostenibile (Sabella and Eid 2016).
  • Infine, lo studio usa la ricerca qualitativa per creare una comprensione delle caratteristiche e degli schemi cognitivi dei modelli convenzionali di business, per creare un framework robusto e trasferibile di impresa sociale, che riesca a far fronte a diversi risultati e manifestazioni includendo aspetti sociali e di business di queste imprese. Viene inoltre sviluppato un questionario per misurare l’attività imprenditoriale per catturare a pieno l’essenza, e formalizzare indicatori comparabili per un fenomeno multidimensionale come quello delle imprese sociali. La mancanza di un metodo standard per misurare l’attività delle imprese sociali riflette l’ambiguità generale relativa alle imprese sociali, serve quindi fornire un’opportunità per contribuire alla ricerca nel settore a sviluppare un framework per business sociali sostenibili.

 

  • Stagionalità ed agricoltura Nutrition-Sensitive: evidenze da una ricerca a metodo misto nel bacino rurale del lago Naivasha, Kenya

Maria Sassi
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia

maria.sassi@unipv.it

Questo lavoro è stato supportato dal Ministero Italiano dell’Educazione, dell’Università e della Ricerca [Delibera n. 71/2016 (17A01736) GU Serie Generale n. 56 del 08-03-2017].

Questo paper indaga sulla stagionalità all’interno del dibattito sull’agricoltura sensibile alla nutrizione come un approccio di sviluppo, concentrandosi sulla zona rurale di Lake Naivasha Basin in Kenya. La stagionalità influisce sulla sicurezza alimentare e di nutrizione dell’Africa sub-sahariana, dove domina un sistema basato sulle piogge, ma non è completamente compreso a causa della mancanza di dati mensili. Questo paper colma le mancanze. Il metodo misto di ricerca adottato include la costruzione di un raro dataset mensile per un campione rappresentativo di nuclei familiari da Febbraio 2018 a Gennaio 2019. Un’analisi a modello fixed-effect analizza questi dati evidenziando l’associazione tra tre strade tra agricoltura e nutrizione, sia per la stagione “della fame” che quella del raccolto per coltivazione. L’interpretazione dei risultati trae beneficio dall’informazione qualitativa dei focus groups. I risultati suggeriscono che la stagionalità è una dimensione importante per il link tra agricoltura e nutrizione, e permette una migliore comprensione della complessità delle strade suggerite dalla letteratura, come l’associazione tra le coltivazioni e la varietà della dieta, con rilevanti implicazioni sulle politiche.

 

  • NAF-IRN

Paesi di intervento: Paesi africani e Palestina

Maria Sassi
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia

maria.sassi@unipv.it

Il Research Network NAF è nato con l’Accordo di cooperazione diretto siglato nel 2008 dall’Università degli Studi di Pavia e l’Università di Pretoria. Ha l’obiettivo specifico di promuovere lo scambio di pubblicazioni, informazioni scientifiche e materiale attinente al settore delle risorse naturali, dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare, campi nei quali le Università fondatrici hanno una consolidata esperienza di ricerca sia a livello nazionale che internazionale.
Attività realizzate e risultati conseguiti
Nel 2020 sono proseguite le attività di networking e pubblicazione working papers. Risultati raggiunti: implementazione del sito web e promozione dell’International Working Paper per diffondere l’attività di giovani ricercatori africani, incoraggiando la cooperazione scientifica.

 

  • Progetto EuropAID “To preserve and protect Eritrea’s Printed Heritage: Building the National Digital Library of Eritrea

Massimo Zaccaria
Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Pavia

massimo.zaccaria@unipv.it

Progetto EuropAID realizzato in collaborazione con il Research and Documentation Center di Asmara (RDC) e il Hiob Ludolf Center for Ethiopian Studies of the University of Hamburg.

L’obiettivo generale del progetto consiste nel promuovere e migliorare la qualità del Digital Cultural Heritage Initiative (DCHI) in Eritrea, attraverso: 1) offerta di formazione, tutoraggio, orientamento, sensibilizzazione e progettazione di una bozza di documento nazionale e della politica bibliotecaria dell’Eritrea; 2) fornitura di attrezzature all’avanguardia per le iniziative per il patrimonio culturale digitale (DCHI) in Eritrea. 3) realizzazione di un progetto di conservazione rivoluzionario: la creazione della National Digital Library of Eritrea. Il progetto prevede inoltre la creazione di dieci piccole biblioteche digitali che saranno distribuite ad un gruppo selezionato di istituzioni educative svantaggiate con formazione del personale locale.

L’obiettivo finale consiste nel migliorare la capacità del RDC di svolgere il proprio ruolo di fornitore servizi culturali ed educativi innovativi per la società civile.

 

  • Cooperare nello sviluppo umano: un progetto di ricerca e alta formazione in Kenya

Alessandro Caiani
Dipartimento di Economia e Management, Università di Pavia

alessandro.caiani@unipv.it

Progetto finanziato da AICS realizzato da Università di Pavia in collaborazione con CISP, Kenyatta University, Tangaza College Nairobi e ONG World Friends. Obiettivo Generale: migliorare le capacità nell’applicazione dei principi di inclusività e sostenibilità nelle politiche e nelle iniziative di sviluppo da realizzarsi in Kenya, attraverso il miglioramento della qualità dell’alta formazione nell’ambito della governance e nella gestione delle risorse pubbliche per lo sviluppo.

Obiettivo Specifico: rafforzare le competenze di funzionari, operatori dello sviluppo e studenti universitari nell’ambito dello sviluppo umano, dello sviluppo sostenibile nonché degli approcci inclusivi, della gestione per risultati e della valutazione d’impatto dei progetti di sviluppo.